lunedì 10 dicembre 2007

Salvati dalla speranza

Dopo la “Carità” ecco la “Speranza”

Presentata, a meno di due anni dalla “Deus caritas est”, “Spe Salvi”, la seconda enciclica di Benedetto XVI. Il documento è stato firmato lo scorso 30 novembre, festa di Sant’Andrea apostolo. Una data a cui molti hanno attribuito una valenza ecumenica. Un’enciclica colta, ma allo stesso tempo intensa, nella quale, accanto a profonde riflessioni sui rapporti tra la speranza e la fede cristiana, troviamo pagine commoventi su eroi della fede e grandi testimoni della speranza. Molti ancora sono i temi che il Papa affronta in questo documento, attraverso i quali rilancia la speranza contro il vuoto di senso del mondo contemporaneo. Il dialogo tra fede e ragione; la speranza come redenzione dell’uomo contro le ideologie e le rivoluzioni del ‘900; e ancora il rapporto tra progresso, scienza, libertà e ragione…

Sono questi ultimi, i temi che maggiormente hanno richiamato l’attenzione dei media e riempito le pagine dei giornali. Come sempre, in queste occasioni, si è cercato, con più o meno abilità, di trovare e porre in evidenza elementi e motivi di contrasto. Attraverso “ritagli” spesso diffusi in maniera personale e decontestualizzata, dando voce a oppositori di eccellenza, si è cercato di tenere alta l’attenzione generando veri o presunti conflitti.
Ma lasciamo da parte commenti più o meno genuini, frutto, talvolta, di una mancata o parziale lettura dell’enciclica e soffermiamoci su un tema poco considerato, ma rilevante, del documento: la dimensione comunitaria della speranza.

“Conoscere Dio - il vero Dio - questo significa ricevere speranza” scrive Benedetto XVI. Lungi dall’essere individualistica, l’autentica speranza cristiana aspira a una “salvezza comunitaria”. La Speranza è una possibilità che nasce dalla Fede. Il cristianesimo moderno concentrandosi soltanto sull’individuo e sulla sua salvezza ne aveva ristretto l’orizzonte. La speranza cristiana si fonda sull’adesione al Cristo risorto. L’essere in comunione con Cristo ci coinvolge nel Suo essere "per tutti". Egli ci impegna per gli altri. Dall’amore verso Dio consegue la partecipazione alla giustizia e alla bontà di Dio verso gli altri. Cristo è morto per tutti. Vivere per Lui significa lasciarsi coinvolgere nel suo "essere per", diventare ministri della speranza per gli altri. Un con-patire che diventa con-sperare: la fusione più bella che può essere donata.

Spe Salvi

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