lunedì 12 novembre 2007

Pakistan

Una pericolosa polveriera

Distratti dal "teatro" politico e forse condizionati dalle emozioni degli ultimi tempi, i media, nel nostro Paese, sembrano perdere di vista quello che accade nel lontano Pakistan. La proclamazione dello stato di emergenza ("colpo di stato"?) da parte del presidente Pervez Musharraf; le azioni e le reazioni che ne sono seguite rappresentano eventi che possono avere ripercussioni di ampia portata. L'arresto di diversi membri di una "Corte Suprema", ostile alla rielezione di Musharraf alla presidenza; le proteste di buona parte dell'opinione pubblica e, soprattutto, il rinvio delle elezioni che avrebbero, probabilmente, aperto le porte del governo a Benazir Bhutto, da poco rientrata nel Paese, sono eventi che costringono a riflettere.
Il Pakistan è sull’orlo di una catastrofe o si tratta di un drammatico espediente del “generale” per evitare che la situazione gli sfugga di mano?

Da Bruxelles e da Washington sono arrivate parole di condanna, ma non tali da far prevedere imminenti o stringenti sanzioni. Anche se la Condoleezza Rice parla di una possibile revisione degli aiuti economici, l’eventuale sospensione riguarderebbe, in ogni caso, solo una piccola parte di essi, visto che la stragrande maggioranza degli aiuti è destinata alla lotta al terrorismo. Il Pakistan, infatti, è considerato un importante protagonista soprattutto per la lotta contro alcune cellule di Al Qaeda che trovano nelle montagne settentrionali di questo Paese un rifugio sicuro.

Cauta, finora, la reazione della Bhutto, ma non ci si può aspettare che questa cautela continui a oltranza, soprattutto di fronte ad eventi che possono capovolgere le prospettive politiche del Paese. Se a tutto questo aggiungiamo l’elemento costante della situazione regionale, rappresentata dalla rivalità tra il Pakistan e la vicina India, acuita dal riavvicinamento degli Stati Uniti a quest’ultima, la situazione si fa veramente esplosiva e propone alternative di rara complessità. A questo punto o Musharraf avvia davvero il Pakistan verso una ripresa democratica oppure dovrà scontrarsi con l’opposizione interna e le reazioni internazionali, soprattutto dei Paesi vicini. È inutile negare che le cose possono precipitare da un momento all’altro. Il Pakistan oltre che un crocevia della crisi mediorientale è diventato una pericolosa polveriera. C’è solo da augurarsi che a nessuno venga in mente di accendere la miccia.

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